Il frenetico pianista che percorre la tastiera "rincorrendo sempre lo stesso motivo
(che non troverà mai)", il leader free più impenetrabile alle influenze
esterne, chiuso nel suo mondo autorefenziale.
Organizzatore di ondate di musica al calor bianco, ha prima sorpreso
e scandalizzato il pubblico e diviso la critica, per poi acquisire uno status
di maestro della "new thing".
La sua musica è sostanzialmente la stessa da 30 anni ed i dischi sono
quasi sempre di un indifferenziato alto livello.
Visualizzazione post con etichetta Great pianists. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Great pianists. Mostra tutti i post
domenica 8 gennaio 2017
Cecil TAYLOR (1929)
Etichette:
grandi eretici jazz,
Great pianists
giovedì 3 novembre 2016
KEITH JARRETT (1945)
Il pianista di jazz più conosciuto ed amato degli ultimi trent'anni.
L'erede di Bill Evans (non per lo stile ma per il ruolo avuto nell'evoluzione
dello strumento).
Ed anche il controverso divo che, solo in scena, sembra quasi lottare con il pianoforte, ed ancorail pretenzioso compositore di "musica seria" e prima lo sperimentatore che col soprano sembraguardare verso Ornette Coleman.
Una carriera multiforme che si è definitivamente consolidata, con annessi comportamenti divistici,nella sublimazione dell'esibizione solitaria, portata a raffinatezze inconsuete, e nella formula dello "standard trio di rara efficacia.
L'uomo che da solo ha fatto diventare una etichetta minore di musica pretenziosa un vero affare.
Tokyo '84
BUD POWELL (1909-1956)
Il pianista bop per eccellenza. Il capostipite di gran parte dei pianisti del jazz moderno.
Il fraseggio molto mobile della mano destra si sposava asimmetricamente con una sinistra molto essenziale per dare una musica molto viva e pulsante.
La sua vita tormentata, oscillante tra droga e instabilità mentale, ha spesso compromesso la sua musica.
Anche in condizioni critiche ci ha spesso dato ottime incisioni: purtroppo però sul mercato ci sono molte incisioni del Bud falloso, malato svagato (attenzione alle incisioni fatte in Francia c'è del buono, dell'ottimo e del pessimo).
E' necessario pertanto scegliere con cura e se lo farete sarete ripagati di tutte le vostre attenzioni.
Anthropology.
Bud Powell - piano, Niels-Henning Orsted Pedersen - bass, Jorn Elniff - drums
Live from Café Montmartre, Copenhagen, early 1962
ART TATUM (1909-1956)
Il più grande pianista jazz di tutti i tempi, per l'unanimità della critica. Si potrebbe già finire qui la presentazione,
ma c'è purtroppo da rilevare la sua abbastanza scarsa opolarità
da almeno un paio di decenni.
Il fatto è che tutti i pianisti moderni discendono da Powell e Monk e dai loro allievi (Bill Evans, McCoy Tyner, Paul Bley), mentre la scuola Tatum si è praticamente fermata a Erroll Garner e Oscar Peterson.
Il grande virtuosismo da pianista classico di Tatum è invece apparso stravolto ma ben presente nelle esecuzioni di Cecil Taylor.
Sarebbe quindi doveroso rivisitare con tutto l'interesse che merita l'opera di questo grande.
Humoresque di Dvorak
BILL EVANS (1929-1980)
Quando si parla di piano moderno si pensa sempre e solo a Bill Evans,
perché è la quintessenza del piano e perché il suo approccio armonico-ritmico
è stato il punto di partenza per un paio di generazioni successive (Hankcock, Corea, Jarrett, Mehldau).
Partito sulla scia di Bud Powell, ha via via eleborato un linguaggio pianistico essenziale, armonicamente avanzato, ritmicamente solido anche nei tempi lentissimi, che ha trovato la sua apoteosi nella formula del trio.
Si può dire che il piano trio è stato portato al massimo dei risultati da Evans,
esplorato nei suoi vari aspetti e potenzialità, grazie anche a dei partners molto efficaci ed affiatati
(Scott LaFaro, Eddie Gomez, Chuck Israel, Paul Motian, Joe LaBarbera ecc.).
'My Foolish Heart '
Bill Evans piano,
Larry Bunker drum,
Chuck Israel bass.
EARL HINES (1903-1983)
Un pianista sfavillante con una carriera lunghissima (ha suonato benissimo fino a 75 anni). Famoso per alcune incisioni con Armstrong negli anni venti, per un'orchestra piuttosto interessante negli anni 40, è praticamente riesploso negli anni 60 con una serie felicissima di incisioni per piano solo.
Una fantasia sfrenata ed un carattere esuberante (che qualche volta lo hanno fatto cadere nel kitsch) gli hanno permesso nell'ultima fase della carriera di prendersi una bella serie di rivincite su colleghi più giovani e considerati.
Jazz Piano Workshop 1965 - Jaki Byard &
Earl Hines
Iscriviti a:
Post (Atom)





































