Il linguaggio di Lester Young sposato ad una sonorità
inconfondibile ha prodotto una miscela
ad alto potenziale sia artistico che commerciale.
Stan Getz è piaciuto subito con "Early Autumn"
con l'orchestra di Woody Herman,
ha continuato a piacere con le incisioni al Roost,
con i dischi Verve pre bossa nova,
ha trionfato con la bossa nova negli anni del free jazz
(e ci fu molta polemica),
ha tentato un flirt con la fusion, non troppo fortunato,
ed ha concluso la sua carriera con esecuzioni
spledide e commoventi.
Sembra sempre che faccia musica molto semplice
ma è solo la facilità di esecuzione e la fluidità delle idee
che gli consentono di arrivare all'essenza della poesia.
Stan Getz - On Green Dolphin Street
(Perugia 1989)
con Kenny Barron (p)
The Complete Roost Recordings (1950-1954) Blue Note Riedizione in 3 cd du tutto quanto inciso su Roost, con splendidi live e deliziose incisioni col gruppo di Johnny Smith.
Focus (1961) Verve
Su uno sfondo d'archi abilmente arrangiati da Eddie Sauter, Stan improvvisa magnificamente. La sua parte non era stata preparata prima, vi erano solo gli arrangiamenti per l'orchestra.
Era il suo disco preferito.
Getz/Gilberto (1963) Verve
Qualcuno potrebbe dire che questa è musica leggera (e la presenza di
Astrud Gilberto sembrerebbe confermarlo); è invece uno splendido
incontro tra due culture musicali fatto senza prevaricazioni.
Un disco piacevolissimo con Getz che interviene con sapienza e garbo
nelle trame costruite da Joao Gilberto e Tom Jobim. Ha venduto
moltissimo e si trova in quasi tutte le collezioni di cd.
Serenity (1987) Verve Un quartetto calibratissimo per un'altra incisione dal vivo emozionante
People Time (1996) Verve Doppio cd live in coppia con Kenny Barron.
Fformidabile per freschezza e lirismo. Tre mesi dopo Stan sarebbe morto.
Una caratteristica comune alle ultime generazioni di jazzisti è la notevole abilità tecnica, non sempre assecondata da un notevole creatività: in questo senso Marsalis ne è il più bel esempio. Tecnicamente perfetto, una sonorità cristallina, intonazione sempre a posto, fraseggio fluido, capacità di adattarsi a contesti differenti, è uno dei musicisti di punta del jazz contemporaneo. Partito come l'erede di Miles Davis-anni 60 e poi è sempre più andato all'indietro nel tempo, in un tentativo lodevole di recupero del passato, che però lo ha via via recluso in un bellissimo giardino un po' demodé. I suoi dischi sono deliziosi e potrebbero essere datati 1930, 1950 o 1960 indifferentemente. Come virtuoso non può non piacere ma qualcuno può considerarlo una grande occasione in parte mancata.
Wynton Marsalis (1980) Columbia - SonyInciso a 19 anni ci mostra tutte le sue doti.
La Colubia, per far capire meglio che è il nuovo Miles
gli mette accanto Hancock, Ron Carter e Tony Williams. Branford, il fratello, fa la parte di Shorter
e il gioco sembra fatto.
I fans di Miles si incazzarono.
Live at Blues Alley (1986) Columbia - Sony Un bel doppio live con un buon gruppo.
Standard Time, Vol. 2: Intimacy Calling (1987) Columbia - Sony La serie degli album dedicati agli standard è tutta
buona, potete quindi scegliere il cd in base ai titoli che più amate.
Live in Swing City: Swingin with the Duke (1999) - Sony Un omaggio al Duca impeccabile e swingante fatto assieme alla sua Lincoln Center Jazz Orchestra.
Un disco molto bello che forse manca un po' di profondità..
Elvin Jones - Tribute to John Coltrane: A Love Supreme (1992) - Sony
Un bell'omaggio a Coltrane con Marsalis molto bravo a ricreare le
giuste atmosfere con uno strumento differente per sonorità e linguaggio.
Uno dei dischi nei quali Wynton dimostra non solo la consueta abilità
tecnica ma anche una notevole sensibilità interpretativa. Elvis è
perfetto a dirigere il traffico..
Un grande dell'hard-bop. Una tromba grassa che riprende il linguaggio di Fats Navarro con meno complicazioni ma con il giusto calore. Ha formato un gruppo eccellente con Max Roach ed era destinato a diventare un punto fermo dell'evoluzione della black music. La sua morte prematura ci ha impedito di conoscerlo nella sua piena maturità. Le incisioni a disposizione sone comunque sufficienti a decretarne il valore ed ad accentuarne i rimpianti.
The Beginning and the End(1952-56) Columbia
Le ultime incisioni della sua vita (bellissime) ed alcune incisioni dell'inizio della sua carriera.
Un disco in un certo senso "perfetto".
Clifford Brown & Max Roach (1954)Emarcy Il gruppo coodiretto dai due faceva un hard bop
spumeggiante ed assai poco ripetittivo.
Da segnalare un ottimo Harold Land al tenore
Best of Clifford Brown (1998) Blue Note
Stupenda antologia con musicisti come Zoot Sims, Art Blakey, Orace Silver, Lou Donaldson.
Alone Together: The Best of the Mercury Years (Verve)
Un'altra bella antologia del gruppo con Max Roach.
Helen Merrill with Clifford Brown (1954) EmArcy (Verve)
Volete deliziarvi ascoltando una bella voce dialogare con Clifford? Ascoltate questo cd, che potreste trovare in vesti diverse (se siete fortunati anche associato alle incisioni che Merrill fece con Gil Evans).
E' l'artista che ha avuto la fase creativa più lunga nella storia del jazz, dove il massimo viene dato nella giovinezza e conservato, senza grossi cambiamenti stilistici, fino alla vecchiaia. Davis, invece è stato creativo fino alla fine della carriera, cambiando spesse volte le direzioni di marcia sue e di gran parte del jazz. La sua tromba era di una bellezza struggente. Aveva un grande senzo del ritmo, della costruzione di atmosfere; sapientissimo il suo uso del silenzio per creare tensione. Ha aperto nuovi spazi usando la fusion, a differenza di molti suoi seguaci, in modo molto intelligente ed estremamente avanzato rispetto ai tempi. Certe sue opere sono apprezzate solo oggi.
Birth of the cool - Capitol (1949) Arrangiamenti di Gil Evans e Gerry Mulligan. La prima tromba pacata dopo il bebop.
Workin' - Steamin' - Cookin' - Relaxin'- (1956) Original Jazz Non è un titolo unico.
Sono quattro cd che potete comprare a scelta, tanto sono tutti belli.
Incisi in brevissimo tempo per chiudere un contratto discografico,
presentano il famoso quintetto con Coltrane.
Miles Ahead (1957) - Sketches of Spain (1959) - Columia-Sony
Uno per l'altro sono un' ottimo esempio della collaborazione con Gil Evans e la sua orchestra.
Kind of Blue (1959) - Columbia-Sony - Uno dei massimi
capolavori del jazz. Miles, Coltrane, Bill Evans, Cannonball Adderly,
Paul Chambers, Jimmy Cobb. Cosa volete di più?
Bitches Brew (1969) - Columbia-Sony. Il primo grande disco elettrico di Miles. Dei grandi quadri astratti assai raffinati e per nulla commerciali.
Un trombettista in grado di tenere a bada Charlie Parker
e dargli del filo da torcere doveva essere veramente in gamba.
Il più grande trombettista del dopoguerra.
Con la sua tromba cubista ed un fraseggio vertiginoso.
Il musicista che ha spinto Miles Davis
a cercarsi un proprio stile, più pacato,
senza vibrato, nella convinzione di non poter mai
essere alla sua altezza nella tecnica pura.
Nell'immediato dopoguerra ha diretto
una grande orchestra bebop che era letteralmente esplosiva,
ma che fu un fiasco economico.
Dizzy allora passò ai piccoli gruppi e
poi riprese ancora a suonare con la grande orchestra
ma con toni più pacati.
Un grande che troppo spesso ha vissuto di rendita,
ma che sollecitato a dovere, ha sempre dato il meglio.
Giants
of Jazz (1971) in Copenhagen vedere recensione
sotto)
Dizzy Gillespie and His Big Band (1948) GNP Grande bebop per grande orchestra.
Greatest Jazz Concert Ever (1953) Prestige-Carrere Un grande incontro-scontro con Parker.
Ci sono anche Bud Powell, Mingus e Max Roach.
An Electrifying Evening with the Dizzy Gillespie Quintet (1961) - Verve
Ancora un live eccitante con una piccola formazione.
Birk's Works: Verve Big Band Sessions (1956-57) Verve 2cd-set
Un'ottima orchestra di un periodo fecondo con solisti
importanti (Phil Woods, Benny Golson, Al Grey, Lee Morgan, Quincy Jones).
Giants of Jazz (1971) Collectables (precedentemente edito da Atlantic)
Grande reunion con Sonny Stitt al sax, Kai Winding al trombone, Thelonious Monk al piano,
Art Blakey esplosivo alla batteria e il diligente Al McKibbon al basso.
Tutti bravissimi ma è Dizzy che domina la scena, anche come maestro delle cerimonie..
Per decenni il simbolo del jazz, nell'accezione più giocosa e vitale,
è stata la prima vera star del jazz.
Con gli anni e via via diventato uno showman di musica leggera,
ma anche nelle esibizioni più compromettenti si avvertiva almeno un guizzo delle sue geniali capacità.
Se non è stato il padre del jazz è stato certamente il padre del canto jazz,
detto "scat", pieno di improvvisazioni onomatopeiche.
Il periodo più importante della sua carriera si colloca tra la metà degli anni venti e trenta.
Successivamente i risultati sono più altalenanti.
Negli anni 50 la sua tromba è fallosa ed incerta ma, quasi a compensare questa perdita,
il suo canto è di una qualità così elevata e toccante, da rendere interessanti anche queste ultime sue incisioni.
Tutte le incisioni degli HOT FIVE e HOT SEVEN. Su diverse etichette non sempre disponibili. Sony-Columbia ed EMI hanno molti bei dischi fuori catalogo. Se trovate i Classics o JSP vanno benissimo.
Se volete spendere comprate The Complete Hot Five and Hot Seven Recordings della Sony e siete posto. Ricordatevi però che sono 4 cd in cofanetto!
Per gli anni 30 va bene Louis Armstrong Collection, Vol. 7: You're Driving Me Crazy della Sony. Se trovate anche gli altri precedenti prendeteli che possono sostituire quelli indicati sopra.
Louis Armstrong Plays W.C. Handy (1954) Columbia-Sony. La più bella incisione degli anni 50 di Louis.
The Great Summit: The Master Takes (1961) Blue Note - è la versione rimasterizzata nel 2001 delle incisioni Roulette fatte con Duke Ellington. Un grande incontro (un po' tardivo). Satchmo canta in maniera impeccabile il songbook ellingtoniano.
Ella and Louis - Verve (1956) Una lezione di cos'è il canto jazz fatta da due maestri.Un disco veramente godibile con grandi solisti e bellissime canzoni.
Il
ragazzo ne ha fatta di strada. Ne ha consumate di scarpe, girando
con Lucile (*) a raccontare come girano le cose da questa parte
del mondo, in relax, un filo di sorriso sornione e tante storie
da raccontare. Il ragazzo ne ha fatta di strada. Ne ha cambiate
di scarpe, trovandosi a girare con Lucille su macchine sempre
più grosse,
sempre
più nuove,
a
raccontare come girano le cose da questa parte del mondo, ma
con un occhio ormai attento anche a quell’altro mondo, che
adesso lo accoglie e lo ama,
perché
lui è il ragazzo del blues, anche adesso che ha la pancia ed
il fiatone.