Una mia poesia dedicata al famoso concerto.
giovedì 22 gennaio 2015
mercoledì 24 dicembre 2014
Auguri Con i Muppetts e qualche cartone
Un po' di Muppetts Show con
Dizzy Gillespie, Diana Krall, Ray Charles, B. B. King, Buddy Rich e altri.
Dizzy Gillespie, Diana Krall, Ray Charles, B. B. King, Buddy Rich e altri.
E qualche cartone jazz natalizio
L'ultimo video è commentato dal pianista Geoffrey Keezerche suona con tutta la sua famiglia.
sabato 29 novembre 2014
Cartoons
Owl Jolson - "I Love to Singa."
Scrub me Mamma with a Boogie Beat (1941)
The Birth of Jazz-Krazy Kat-1932
The Old Mill Pond-1936
mercoledì 19 novembre 2014
Blue Note Cover Art
Ho fatto altri due video, questa volta
per ricordare lo stile grafico dei dischi Blue Note.
Il primo video raccoglie
le prime gloriose copertine degli anni 50.
La musica di commento è
una chicca:
Profoundly Blue no.2
con
Edmond Hall (cl) Meade
"Lux" Lewis (cel)
Charlie Christian (ac-g)
Israel Crosby (b)
Reeves Sound Studios, NYC,
February 5, 1941
album. Memorable Sessions
In Jazz
Il secondo video è
dedicato alla coppia
Reid Miles (Design)
Francis Wolff (Foto)
La musica di commento è
un classico Blue Note:
The Sidewinder (1963)
The Sidewinder (1963)
con
Lee Morgan - trumpet Joe
Henderson - tenor saxophone
Billy Higgins - drums
Barry Harris - piano Bob Cranshaw - bass
domenica 16 novembre 2014
Picasso e Dalì
Compositioni di Ted Nash inspirate dalle opere di Pablo Picasso e Salvador Dali. Eseguite dalla Lincoln Center Jazz Orchestra.
sabato 8 novembre 2014
Verve Cover Art
Ho fatto due video che vogliono sintetizzare lo stile grafico dei dischi prodotti da Norman Granz, dai primi Clef ai Norgran per finire ai Verve. Tutti dischi confluiti nel garn catalogo Verve.
Sono quindi esclusi i successivi Pablo.
Il primo video raccoglie una parte importante dei disegni di David Stone Martin, alcuni dei quali sono indissolubilmente associati a dei dischi indimenticabili.
La musica di commento è Lester Young and Harry Edison Sextet - That's All (1955).
Personnel: Harry Edison (trumpet), Lester Young (tenor sax), Oscar Peterson (piano), Herb Ellis (guitar), Ray Brown (bass), Buddy Rich (drums)
from the album 'PRES AND SWEETS' (Verve Records)
Sono quindi esclusi i successivi Pablo.
Il primo video raccoglie una parte importante dei disegni di David Stone Martin, alcuni dei quali sono indissolubilmente associati a dei dischi indimenticabili.
La musica di commento è Lester Young and Harry Edison Sextet - That's All (1955).
Personnel: Harry Edison (trumpet), Lester Young (tenor sax), Oscar Peterson (piano), Herb Ellis (guitar), Ray Brown (bass), Buddy Rich (drums)
from the album 'PRES AND SWEETS' (Verve Records)
Il secondo video si focalizza di più sulle fotografie, sempre di alta scuola.
La musica di commento è Jazz Giants '58 - Candy (1957)
Personnel: Harry Edison (trumpet), Stan Getz (tenor sax), Gerry Mulligan (baritone sax), Oscar Peterson (piano), Herb Ellis (guitar), Ray Brown (bass), Louis Bellson (drums)
from the album 'VATIOUS ARTISTS - JAZZ GIANTS '58' (Verve Records)
Personnel: Harry Edison (trumpet), Stan Getz (tenor sax), Gerry Mulligan (baritone sax), Oscar Peterson (piano), Herb Ellis (guitar), Ray Brown (bass), Louis Bellson (drums)
from the album 'VATIOUS ARTISTS - JAZZ GIANTS '58' (Verve Records)
Etichette:
Cover Art,
David Stone Martin,
Verve
venerdì 24 ottobre 2014
William Claxton e Joachim Berendt - Jazz Life
Fra il 1950 e il 1960, il grande
fotografo William Claxton e il noto musicologo tedesco Joachim
Berendt percorsero gli Stati Uniti alla ricerca dell’essenza del
Jazz. Il risultato della loro collaborazione fu una stupefacente
collezione di fotografie e di registrazioni di leggendari artisti,
oltre che di sconosciuti musicisti di strada. Il libro Jazzlife,
frutto del loro lavoro, è divenuto un oggetto di culto per gli
appassionati di jazz e di fotografia.
In 1960, photographer William Claxton
and noted German musicologist Joachim Berendt traveled the United
States hot on the trail of jazz music. The result of their
collaboration was an amazing collection of photographs and recordings
of legendary artists as well as unknown street musicians.
The book Jazzlife, the original
fruit of their labors, has become a collector’s item that is highly
treasured among jazz and photography fans.
Etichette:
Joachim Berendt,
William Claxton
martedì 21 ottobre 2014
John Birks "Dizzy" Gillespie (Cheraw, 21 ottobre 1917 – New York, 6 gennaio 1993)
Oggi è il suo compleanno e gli dedico questa poesia:
SUL
RING DEL MASSEY HALL, 15 MAGGIO 1953
Sul
ring del Massey Hall c’erano due pesi massimi
pronti
a sfidarsi per il titolo di re del be-bop:
da
un lato Charles Parker, detto Bird,
nato
a Kansas City nel 1920, n.1 del sax alto;
dall’altro
lato John Birks Gillespie, detto Dizzy,
nato
a Cheraw, South Carolina, nel 1917, n.1 della tromba.
Sono
i due dioscuri del bop, amici-nemici in lotta per
stabilire
chi dei due sia il numero uno dei numeri uno.
Parker
è stato quello che più ha osato nell’improvvisazione,
liberandola
da tutte le incrostazioni swing,
Gillespie
è quello che più ha razionalizzato il nuovo linguaggio,
adattandolo
perfino alla grande orchestra.
Parker
è il vero idolo delle nuove generazioni, ma è
Gillespie
l’uomo di successo del momento.
Sul
ring sono pronti a misurarsi, a ricordare vecchi rancori,
a
rispolverare una vecchia amicizia e tutti i colpi sono buoni.
Arbitri
della serata i signori:
Bud
Powell, piano
Charles
Mingus basso
Max
Roach batteria.
Parte
la sfida con Perdido e se Dizzy è sfottente coi suoi acuti di tromba
e
sembra continuamente depistare il suo socio,
Bird
è stringato, essenziale, pronto a braccare una tromba-saponetta
che prima era qua ed ora è là,
che prima era qua ed ora è là,
ambigua,
onnipresente e trasversale come il suo tubo.
Dizzy
sembra sempre aggredire ma fugge,
Bird
sembra sempre in attesa ma quando esce
con
gli assoli fa molto male.
La
serata va avanti per oltre un’ora, con Dizzy che fa il pagliaccio,
presenta
i brani, fa gli onori di casa, sembra dire “stiamo scherzando”
e
poi parte con un assalto carognesco a Salt Peanuts
e
la risposta di Bird è puro furore controllato.
Ogni
tanto Bud Powell ci ricorda che, sebbene in condizioni fisiche e
mentali
non
eccelse, è il padre del piano bop;
Mingus
e Roach tengono alta la temperatura,
stimolando
i due contendenti.
Alla
fine della serata c’è gloria per tutti ed il verdetto è di
parità:
lo
scettro non lo può decidere una serata.
Nemmeno
una miracolosa come quella.
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Dizzy Gillespie,
poesia,
ritratto
domenica 29 giugno 2014
L’ultimo assolo di Eric
L’ultimo
assolo di Eric
si
sentì a Berlino,
una notte di giugno del 1964.
Esiliato in Europa
a suonare con volonterosi
musicisti,
dopo aver suonato
una notte di giugno del 1964.
Esiliato in Europa
a suonare con volonterosi
musicisti,
dopo aver suonato
coi
più grandi.
Lontano da Trane,
Mingus e Ornette,
da Max ed anche da Chico
(e non siamo in un film comico),
lasciato morire per errore,
Lontano da Trane,
Mingus e Ornette,
da Max ed anche da Chico
(e non siamo in un film comico),
lasciato morire per errore,
un
errore misterioso,
controverso,
per
costruirci sopra
una
leggenda.
E sei diventato leggenda,
E sei diventato leggenda,
ma
per pochi,
in
punta di piedi
anche
da morto,
quasi a non volere
quasi a non volere
scombinare
i giochi.
50 anni fa moriva a Berlino Eric Dolphy per colpa di un diabete non diagnosticato
lunedì 19 maggio 2014
domenica 18 maggio 2014
Blues n. 1 (dedicato a Bessie Smith)
La
voce esce profonda e metallica
da un grammofono a tromba
e ristagna grumosa nell’aria.
I dolori son gli stessi
ma la voce invece di piangerli
sembra rivendicarli imperiosa.
da un grammofono a tromba
e ristagna grumosa nell’aria.
I dolori son gli stessi
ma la voce invece di piangerli
sembra rivendicarli imperiosa.
Se
la prende comoda come in tutti i blues
ma si sente un’energia sottotraccia
che non si fa mettere i piedi in testa
da nessuno,
ma si sente un’energia sottotraccia
che non si fa mettere i piedi in testa
da nessuno,
nemmeno
dall’uomo che l’ha lasciata
e che lei sta pregando di tornare.
e che lei sta pregando di tornare.
E’
un blues tutto petto in fuori,
testa alta, occhi dritti in avanti
e lei è l’imperatrice.
testa alta, occhi dritti in avanti
e lei è l’imperatrice.
giovedì 15 maggio 2014
ERRORI DI STAMPA?
DAVE BRUBACH – pianista di cultura classica che si ostina a suonare jazz, con basic swing e ridotta capacità di improvvisazione ma con un grosso conto in banca.
ERROLL GARDEN - fior di
pianista
BILL EVANISH – pianista di grande
sensibilità e raffinatezza, amante delle sfumature e delle atmosfere
rarefatte (pure troppo).
MART BLAKEY- Feroce percussionista
che batte sui suoi tamburi di guerra inni hard bop per chiamare a
raccolta i reduci.
ART ENSEMBLE OF CICASCO – Gruppo
di avanguardia bravissimo a preparare trappoloni per il pubblico
europeo, che ci casca sempre.
LIT KONITZ – Genio soporifero.
ELLA FITZGERALD KENNEDY
– La first Lady
SARA’ VAUGHAN – Grande promessa
del canto.
RAY ANDERSEN – Trombonista da
favola.
GAFFE BARBIERI – Equivoco musicale
molto redditizio.
COLEMAN ORCHINS – sassofonista che
spaventava gli avversari per la padronanza dello strumento
MILES DEVIL- cattivissimo
trombettista
JOHN CONTRAIRE – sassofonista che
ha forza di suonare in modo sbagliato ha inventato uno stile nuovo.
DUKE WELLINGTON – Ammiraglio di un
equipaggio indisciplinato che però vinceva tutte le battaglie
HELEN MERIT – voce sexy e un po’
roca
ORMETTE COLEMAN – Grande
innovatore che lasciò una grande traccia nel jazz moderno
WEST MONTGOMERY – Un punto
cardinale per i chitarristi.
OSCAR PEDERSEN - eccelso duo piano e basso
mercoledì 14 maggio 2014
CHET IN PARADISO
Quando Chet cadde dalla finestra del suo albergo,
ad Amsterdam, e pose termine alla sua travagliata esistenza, non
impiegò molto tempo ad arrivare di fronte a San Pietro; ne impiegò
molto di più ad arrivare la sua scheda segnaletica, che fu subito
intercettata da san Pietro. La esaminò per bene rigirandosela per le
mani, sempre più imbarazzato e nervoso.
Dovete sapere che san Pietro era
un fan segreto di Chet, amava il jazz ed in particolare quello
suonato dal trombettista, ma non voleva che lo si sapesse in giro. Il
jazz era a malapena sopportato, era considerata una musica che troppo
spesso flirtava con il boss dell’underground, l’inquilino
dell’interrato, il diavolo insomma. La musica ufficiale del
paradiso era quella solare di Mozart o quella meditabonda dei canti
gregoriani, Beethoven ed i romantici erano considerati un po’
troppo inquieti, figurarsi il jazz.
Eppure san Pietro aveva pensato di
affidare a Chet la direzione di uno dei tanti cori di angeli e beati,
con il posto di solista di tromba e canto.
Però... c’era un però: la
scheda di Chet era così piena di misfatti che non si poteva pensare
proprio di passarci sopra: avrebbe dovuto stare in purgatorio per
almeno una cinquantina d’anni ad espiare, magari suonando la musica
di Lames Last o del Guardiano del Faro e cantando tutte le canzoni
dei Pooh. E san Pietro non aveva voglia di aspettare ancora..
I misfatti poi, alla fin fine,
erano tutti riconducibili ad uno solo: droga. I guai che aveva
combinato, i piccoli imbrogli, le amicizie tradite erano solo dovute
alla sua continua ricerca della droga. “Anche con questa drastica
semplificazione non posso farlo passare” pensava il nostro santo
sempre più nervoso- “Non possiamo!”
Eppure doveva trovare una
soluzione.
Dopo un po’ di tempo passato a
rimuginare visibilmente contrariato, si fece portare la tromba d’oro
di Louis Armstrong e la consegnò a Chet, pregandolo di suonare
qualcosa sulla veranda accanto al grande ingresso del paradiso,
veranda che guardava su un anfiteatro di nuvole che si stava
lentamente riempiendo di beati che si apprestavano ad assistere a un
concerto.
Chet impugnò la tromba e, dopo
qualche momento di incertezza incominciò a suonare My funny
Valentine. Scelse questo brano forse perchè era stato il suo primo
grande successo e non voleva rischiare troppo, forse perché era il
brano che più aveva suonato nella sua vita e questo lo faceva
sentire più sicuro in un momento così particolare.
Iniziò un po’ titubante poi la
tromba cominciò a distendere veli sonori morbidi ed accattivanti,
senza però essere stucchevoli e banali. Non c’era saccarina nella
musica che Chet stava suonando (era forse l’unica polvere bianca
ignorata da Chet), c’era dolcezza certamente ma anche un fondo
amaro di chi ha vissuto la vita ai margini, c’era un candore
infantile che si imponeva a dispetto di una voce rugosa, rotta a
tutte le esperienze.
C’era, soprattutto una bellezza
diversa da quella solare che solitamente veniva percepita in
paradiso: era la bellezza della sofferenza, o meglio la bellezza
nonostante la sofferenza. Quella bellezza che in punta di piedi ti
sapeva consolare dei tuoi guai e ti dava la voglia di andare avanti:
la bellezza di un’umanità un po’ stracciona, un po’ meschina
ed un po’ ingenua.
Quando la tromba finì il suo
acuto un po’ calante, ci fu un attimo di silenzio e di immobilità,
come se nessuno sapesse che fare, poi cominciò un applauso sempre
più convinto, che mai si era visto da quelle parti.
La maggior parte dei beati
piangeva, commossa per la musica, qualcuno fu preso dalla nostalgia
di qualche parente che stava più sotto in brutte acque, ed a
qualcuno, per un attimo solo naturalmente, venne persino la nostalgia
della vita sulla terra.
In alto in un angolo dell’empireo
il triangolo divino pulsava luce rossa come un cuore affannato; una
goccia scivolò su un lato inclinato del triangolo, arrivò fino al
vertice basso e cadde giù, finendo sulla cartella segnaletica di
Chet cancellando ogni nota segnaletica, lasciandola bianca
immacolata.
San Pietro la guardò stupito,
guardò in alto il triangolo divino, sorrise e rivolto a Chet disse:
con una scheda così nessuno la può cacciare, venga pure …c’è
un coro che l’aspetta. Ed anche una tromba, finalmente sua…
(Alberto Arienti)
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