mercoledì 24 dicembre 2014

Auguri Con i Muppetts e qualche cartone


Un po' di Muppetts Show con
Dizzy Gillespie, Diana Krall, Ray Charles, B. B. King, Buddy Rich e altri.



E qualche cartone jazz natalizio



L'ultimo video è commentato dal pianista Geoffrey Keezerche suona con tutta la sua famiglia.


sabato 29 novembre 2014

Cartoons



Owl Jolson - "I Love to Singa."




Scrub me Mamma with a Boogie Beat (1941)





The Birth of Jazz-Krazy Kat-1932




The Old Mill Pond-1936

mercoledì 19 novembre 2014

Blue Note Cover Art

Ho fatto altri due video, questa volta per ricordare lo stile grafico dei dischi Blue Note.
Il primo video raccoglie le prime gloriose copertine degli anni 50.

La musica di commento è una chicca:
Profoundly Blue no.2
con
Edmond Hall (cl) Meade "Lux" Lewis (cel)
Charlie Christian (ac-g) Israel Crosby (b)
Reeves Sound Studios, NYC, February 5, 1941
album. Memorable Sessions In Jazz


Il secondo video è dedicato alla coppia
Reid Miles (Design) Francis Wolff (Foto)
La musica di commento è un classico Blue Note:
The Sidewinder (1963)
con
Lee Morgan - trumpet Joe Henderson - tenor saxophone
Billy Higgins - drums Barry Harris - piano Bob Cranshaw - bass



domenica 16 novembre 2014

Picasso e Dalì



Compositioni di Ted Nash inspirate dalle opere di Pablo Picasso e Salvador Dali. Eseguite dalla Lincoln Center Jazz Orchestra.


sabato 8 novembre 2014

Verve Cover Art




Ho fatto due video che vogliono sintetizzare lo stile grafico dei dischi prodotti da Norman Granz, dai primi Clef ai Norgran per finire ai Verve. Tutti dischi confluiti nel garn catalogo Verve.
Sono quindi esclusi i successivi Pablo.
Il primo video raccoglie una parte importante dei disegni di David Stone Martin, alcuni dei quali sono indissolubilmente associati a dei dischi indimenticabili.

  La musica di commento è Lester Young and Harry Edison Sextet - That's All (1955).

Personnel: Harry Edison (trumpet), Lester Young (tenor sax), Oscar Peterson (piano), Herb Ellis (guitar), Ray Brown (bass), Buddy Rich (drums)
from the album 'PRES AND SWEETS' (Verve Records)





Il secondo video si focalizza di più sulle fotografie, sempre di alta scuola.

  La musica di commento è Jazz Giants '58 - Candy (1957)

Personnel: Harry Edison (trumpet), Stan Getz (tenor sax), Gerry Mulligan (baritone sax), Oscar Peterson (piano), Herb Ellis (guitar), Ray Brown (bass), Louis Bellson (drums)
from the album 'VATIOUS ARTISTS - JAZZ GIANTS '58' (Verve Records)

venerdì 24 ottobre 2014

William Claxton e Joachim Berendt - Jazz Life


Fra il 1950 e il 1960, il grande fotografo William Claxton e il noto musicologo tedesco Joachim Berendt percorsero gli Stati Uniti alla ricerca dell’essenza del Jazz. Il risultato della loro collaborazione fu una stupefacente collezione di fotografie e di registrazioni di leggendari artisti, oltre che di sconosciuti musicisti di strada. Il libro Jazzlife, frutto del loro lavoro, è divenuto un oggetto di culto per gli appassionati di jazz e di fotografia.

In 1960, photographer William Claxton and noted German musicologist Joachim Berendt traveled the United States hot on the trail of jazz music. The result of their collaboration was an amazing collection of photographs and recordings of legendary artists as well as unknown street musicians.
The book Jazzlife, the original fruit of their labors, has become a collector’s item that is highly treasured among jazz and photography fans. 


martedì 21 ottobre 2014

John Birks "Dizzy" Gillespie (Cheraw, 21 ottobre 1917 – New York, 6 gennaio 1993)

Oggi è il suo compleanno e gli dedico questa poesia:


SUL RING DEL MASSEY HALL, 15 MAGGIO 1953



Sul ring del Massey Hall c’erano due pesi massimi

pronti a sfidarsi per il titolo di re del be-bop:

da un lato Charles Parker, detto Bird,

nato a Kansas City nel 1920, n.1 del sax alto;

dall’altro lato John Birks Gillespie, detto Dizzy,

nato a Cheraw, South Carolina, nel 1917, n.1 della tromba.

Sono i due dioscuri del bop, amici-nemici in lotta per

stabilire chi dei due sia il numero uno dei numeri uno.

Parker è stato quello che più ha osato nell’improvvisazione,

liberandola da tutte le incrostazioni swing,

Gillespie è quello che più ha razionalizzato il nuovo linguaggio,

adattandolo perfino alla grande orchestra.

Parker è il vero idolo delle nuove generazioni, ma è

Gillespie l’uomo di successo del momento.

Sul ring sono pronti a misurarsi, a ricordare vecchi rancori,

a rispolverare una vecchia amicizia e tutti i colpi sono buoni.

Arbitri della serata i signori:

Bud Powell, piano

Charles Mingus basso

Max Roach batteria.

Parte la sfida con Perdido e se Dizzy è sfottente coi suoi acuti di tromba

e sembra continuamente depistare il suo socio,

Bird è stringato, essenziale, pronto a braccare una tromba-saponetta
che prima era qua ed ora è là,

ambigua, onnipresente e trasversale come il suo tubo.

Dizzy sembra sempre aggredire ma fugge,

Bird sembra sempre in attesa ma quando esce

con gli assoli fa molto male.

La serata va avanti per oltre un’ora, con Dizzy che fa il pagliaccio,

presenta i brani, fa gli onori di casa, sembra dire “stiamo scherzando”

e poi parte con un assalto carognesco a Salt Peanuts

e la risposta di Bird è puro furore controllato.

Ogni tanto Bud Powell ci ricorda che, sebbene in condizioni fisiche e mentali

non eccelse, è il padre del piano bop;

Mingus e Roach tengono alta la temperatura,

stimolando i due contendenti.

Alla fine della serata c’è gloria per tutti ed il verdetto è di parità:

lo scettro non lo può decidere una serata.

Nemmeno una miracolosa come quella. 


 

domenica 29 giugno 2014

L’ultimo assolo di Eric


L’ultimo assolo di Eric
si sentì a Berlino,
una notte di giugno del 1964.
Esiliato in Europa
a suonare con volonterosi
musicisti,
dopo aver suonato
coi più grandi.
Lontano da Trane,
Mingus e Ornette,
da Max ed anche da Chico
(e non siamo in un film comico),
lasciato morire per errore,
un errore misterioso,
controverso,
per costruirci sopra
una leggenda.
E sei diventato leggenda,
ma per pochi,
in punta di piedi
anche da morto,
quasi a non volere
scombinare i giochi.

50 anni fa moriva a Berlino Eric Dolphy per colpa di un diabete non diagnosticato


domenica 18 maggio 2014

Blues n. 1 (dedicato a Bessie Smith)

La voce esce profonda e metallica
da un grammofono a tromba
e ristagna grumosa nell’aria.
I dolori son gli stessi
ma la voce invece di piangerli
sembra rivendicarli imperiosa.
Se la prende comoda come in tutti i blues
ma si sente un’energia sottotraccia
che non si fa mettere i piedi in testa
da nessuno,
nemmeno dall’uomo che l’ha lasciata
e che lei sta pregando di tornare.
E’ un blues tutto petto in fuori,
testa alta, occhi dritti in avanti
e lei è l’imperatrice.

 ritratti musicali

giovedì 15 maggio 2014

ERRORI DI STAMPA?

DAVE BRUBACH – pianista di cultura classica che si ostina a suonare jazz, con basic swing e ridotta capacità di improvvisazione ma con un grosso conto in banca.

 

ERROLL GARDEN - fior di pianista

BILL EVANISH – pianista di grande sensibilità e raffinatezza, amante delle sfumature e delle atmosfere rarefatte (pure troppo).

MART BLAKEY- Feroce percussionista che batte sui suoi tamburi di guerra inni hard bop per chiamare a raccolta i reduci.

ART ENSEMBLE OF CICASCO – Gruppo di avanguardia bravissimo a preparare trappoloni per il pubblico europeo, che ci casca sempre.

LIT KONITZ – Genio soporifero.

ELLA FITZGERALD KENNEDY – La first Lady

SARA’ VAUGHAN – Grande promessa del canto.

RAY ANDERSEN – Trombonista da favola.

GAFFE BARBIERI – Equivoco musicale molto redditizio.

COLEMAN ORCHINS – sassofonista che spaventava gli avversari per la padronanza dello strumento

MILES DEVIL- cattivissimo trombettista

JOHN CONTRAIRE – sassofonista che ha forza di suonare in modo sbagliato ha inventato uno stile nuovo.

DUKE WELLINGTON – Ammiraglio di un equipaggio indisciplinato che però vinceva tutte le battaglie

HELEN MERIT – voce sexy e un po’ roca

ORMETTE COLEMAN – Grande innovatore che lasciò una grande traccia nel jazz moderno

WEST MONTGOMERY – Un punto cardinale per i chitarristi.

OSCAR PEDERSEN - eccelso duo piano e basso 

 

mercoledì 14 maggio 2014

CHET IN PARADISO

Quando Chet cadde dalla finestra del suo albergo, ad Amsterdam, e pose termine alla sua travagliata esistenza, non impiegò molto tempo ad arrivare di fronte a San Pietro; ne impiegò molto di più ad arrivare la sua scheda segnaletica, che fu subito intercettata da san Pietro. La esaminò per bene rigirandosela per le mani, sempre più imbarazzato e nervoso.
Dovete sapere che san Pietro era un fan segreto di Chet, amava il jazz ed in particolare quello suonato dal trombettista, ma non voleva che lo si sapesse in giro. Il jazz era a malapena sopportato, era considerata una musica che troppo spesso flirtava con il boss dell’underground, l’inquilino dell’interrato, il diavolo insomma. La musica ufficiale del paradiso era quella solare di Mozart o quella meditabonda dei canti gregoriani, Beethoven ed i romantici erano considerati un po’ troppo inquieti, figurarsi il jazz.
Eppure san Pietro aveva pensato di affidare a Chet la direzione di uno dei tanti cori di angeli e beati, con il posto di solista di tromba e canto.
Però... c’era un però: la scheda di Chet era così piena di misfatti che non si poteva pensare proprio di passarci sopra: avrebbe dovuto stare in purgatorio per almeno una cinquantina d’anni ad espiare, magari suonando la musica di Lames Last o del Guardiano del Faro e cantando tutte le canzoni dei Pooh. E san Pietro non aveva voglia di aspettare ancora..
I misfatti poi, alla fin fine, erano tutti riconducibili ad uno solo: droga. I guai che aveva combinato, i piccoli imbrogli, le amicizie tradite erano solo dovute alla sua continua ricerca della droga. “Anche con questa drastica semplificazione non posso farlo passare” pensava il nostro santo sempre più nervoso- “Non possiamo!”
Eppure doveva trovare una soluzione.
Dopo un po’ di tempo passato a rimuginare visibilmente contrariato, si fece portare la tromba d’oro di Louis Armstrong e la consegnò a Chet, pregandolo di suonare qualcosa sulla veranda accanto al grande ingresso del paradiso, veranda che guardava su un anfiteatro di nuvole che si stava lentamente riempiendo di beati che si apprestavano ad assistere a un concerto.
Chet impugnò la tromba e, dopo qualche momento di incertezza incominciò a suonare My funny Valentine. Scelse questo brano forse perchè era stato il suo primo grande successo e non voleva rischiare troppo, forse perché era il brano che più aveva suonato nella sua vita e questo lo faceva sentire più sicuro in un momento così particolare.
Iniziò un po’ titubante poi la tromba cominciò a distendere veli sonori morbidi ed accattivanti, senza però essere stucchevoli e banali. Non c’era saccarina nella musica che Chet stava suonando (era forse l’unica polvere bianca ignorata da Chet), c’era dolcezza certamente ma anche un fondo amaro di chi ha vissuto la vita ai margini, c’era un candore infantile che si imponeva a dispetto di una voce rugosa, rotta a tutte le esperienze.
C’era, soprattutto una bellezza diversa da quella solare che solitamente veniva percepita in paradiso: era la bellezza della sofferenza, o meglio la bellezza nonostante la sofferenza. Quella bellezza che in punta di piedi ti sapeva consolare dei tuoi guai e ti dava la voglia di andare avanti: la bellezza di un’umanità un po’ stracciona, un po’ meschina ed un po’ ingenua.
Quando la tromba finì il suo acuto un po’ calante, ci fu un attimo di silenzio e di immobilità, come se nessuno sapesse che fare, poi cominciò un applauso sempre più convinto, che mai si era visto da quelle parti.
La maggior parte dei beati piangeva, commossa per la musica, qualcuno fu preso dalla nostalgia di qualche parente che stava più sotto in brutte acque, ed a qualcuno, per un attimo solo naturalmente, venne persino la nostalgia della vita sulla terra.
In alto in un angolo dell’empireo il triangolo divino pulsava luce rossa come un cuore affannato; una goccia scivolò su un lato inclinato del triangolo, arrivò fino al vertice basso e cadde giù, finendo sulla cartella segnaletica di Chet cancellando ogni nota segnaletica, lasciandola bianca immacolata.
San Pietro la guardò stupito, guardò in alto il triangolo divino, sorrise e rivolto a Chet disse: con una scheda così nessuno la può cacciare, venga pure …c’è un coro che l’aspetta. Ed anche una tromba, finalmente sua…
(Alberto Arienti)