Grande sassofonista (alto), flautista e clarinattista (basso) sulla linea di confine
che divide l'hard bop più estremo dal free jazz vero e proprio.
Oscillando tra accademia (con Chico Hamilton) e le avventure musicali più aperte
(con MIngus), confrontandosi alla pari con i due mostri della
new thing (Ornette Coleman e John Coltrane), mostra un'immagine della sua musica molto duttile
ed ariosa, anche nel free più aspro.
Di grande virtuosismo i suoi interventi al flauto ed al
clarinetto basso, mentre all'alto disegna dei fraseggi intrecciati assai ipnotici.
La morte prematura ci ha impeditodi vedere il suo genio al massimo della maturità.
live on April 12, 1964 - filmed in Norway
Eric Dolphy - Bass Clarinet Charles Mingus - Bass
Eric Dolphy - Bass Clarinet Clifford Jordan - Tenor Sax
Johnny Coles - Trumpet Jaki Byard - Piano
Dannie Richmond - Drums
Mingus at Antibes (1960) Atlantic Con Mingus Dolphy ha sempre suonato benissimo.
Il disco poi è un classico.
Out There (1960) OJC
Secondo disco da leader, assai brillante con un gruppo energico ed un interlocutore insolito: Ron Carter al cello.
Out to Lunch(1964) Blue Note
Un disco storico che fece molto scalpore: musica molto vigorosa e partners di prima scelta.
..
Stockholm Sessions(1991) Enja Una bella incisione dal vivo in Europa. Grande interpretazione per clarone solo di God bless the child.
Live in Stockholm (1961) Le Jazz Volete sentire come interagiscono Coltrane e Dolphy? Tra i tanti dischi incisi vi consigliamo questo
con un sassofono di plastica assieme ad un trombettista
che suona con una tromba tascabile, senza piano
(perché i maligni dicono che non sanno stare negli accordi…)
e pensate che tutto ciò sarà l'inizio del jazz degli ultimi 40 anni!
Follia?
No Ornette. L'uomo che "non sapeva suonare"
ha creato la musica più innovativa del free,
costringendo anche Coltrane a passare dalle sue parti,
almeno per poco.
All'inizio un po' grezzo, poi sempre più raffinato
e complesso, qualche volta forse troppo funky
col gruppo Prime Time,
è un passaggio inevitabile per qualsiasi appassionato di jazz,
anche se qualche volta può sembrare ostico.
Ha composto anche musica classica interessante ma non essenziale.
Suona (male ma in modo funzionale) anche la tromba
ed il violino (in modo improprio ma molto suggestivo).
Lonely Woman, at Jazz a Vienne 2008
Shape of Jazz to Come (1959) Atlantic
Un disco storico che accese tante di quelle polemiche. Con Don Cherry, Charlie Haden e Billy Higgins.
Free Jazz (1960) Atlantic
Il manifesto (anche nella copertina) della new thing. Ornette assemblò due gruppi che dovevano dialogare tra loro, intersecarsi, scontrarsi. Oltre ai suoi fedelissimi ci sono anche Eric Dolphy e Freddie Hubbard
At the "Golden Circle" in Stockholm, Vol.1/ 2 (1965) Blue Note
Eccellente esibizione live con David Izenson e Charles Moffett. Consigliabile. .
Colors: Live from Leipzig(1996) Polygram
Ottimo incontro con un pianista!. Anche Joachim Kuhn è bravissimo.
Complete Science Fiction Sessions (1971)- Sony
Quando stava alla Columbia fu molto sabotato. L'originale Science Fiction fu molto manomesso. Questo doppio rimette le cose a posto. Ma in ritardo
Un sassofonista di diretta derivazione parkeriana (era stato
lanciato come il suo erede) ma meno spigoloso
pur nella sua corposa aggressività.
Uno dei migliori esponenti dell'hard bop che
sapeva colorare di vene funky (prima) e quasi
rock (successivamente).
Col fratello Nat alla cornetta ha sfornato una lunga serie
di brani di successo;
con l'aggiunta del piano elettrico di Zawinul
ha aperto la via al jazz-rock.
Un musicista spesso sottovaluto da riascoltare
con più attenzione.
Work Song
Nat Adderley, Louis Hayes, Sam Jones,
Joe Zawinul, Yusef Lateef
Somethin' Else (1958) Blue Note Con Miles Davis, Art Blakey, Hank Jones e Sam Jones. Ottimo.
Cannonball Adderley Quintet in San Francisco (1959) Riverside Un gruppo molto funky (c'è Bobby Timmos al piano) e rovente
Know What I Mean? (1962) OJC Il bonus è costituito dalla presenza di Bill Evans in un disco estremamente piacevole.
Mercy, Mercy, Mercy! Live at 'The Club'(1966) Blue Note (Capitol) Dite quello che volete ma il ritornello di Mercy, Mercy, Mercy vi acchiappa e non vi molla più: Il disco che ha spinto Miles Davis ad usare il piano elettrico.
Paris Jazz Concert 1969 Malaco Buon live col fratello Nat e Joe Zawinul: L'ultimo periodo musicalmente felice della sua carriera.
Era l'unico che nel dopoguerra non suonava come Parker
e questo era già un merito.
Allievo di Lenny Tristano, portava nelle sue esecuzioni
una pacatezza, un suono poco vibrante,
una costruzione dei brani molto trasversale…
e forse qualche dose di intellettualismo di troppo.
E' sempre stato un inquieto sperimentatore
e lo si può trovare spesso in compagnie insolite.
Quando però il mix (anche insolito) è equilibrato,
i risultati sono eccellenti.
Con Tristano ha sperimentato per primo il free-jazz
(in modo opposto a quello che si sarebbe sviluppato
una decina di anni dopo),
ha sperimentato l'elettronica ed alla fine
si è trovato con una sonorità più robusta
ed un fraseggio più vicino a Parker di
quanto non lo fosse da giovane.
My Melancholy Baby Piano- Bill Evans, Alto Sax- Lee Konitz, Bass-Niels Henning Ørsted Pedersen
Drums- Alan Dawson
Berlin, West Germany, October 29, 1965
Subconscious-Lee (1949-50) OJC Prestige
Un disco famoso che ai
tempi fece scalpore per l'approccio intellettualistico. L'impronta è
quella di Tristano, che suona in alcuni brani. Ci sono anche Warne Marsh
e il bravo chitarrista Billy Bauer.
Lee Konitz Duet (1967) Milestone
Il primo disco interamente di duo mai inciso.
Con Joe Henderson, Marshall Brown, Dick Katz, Jim Hall, Ray Nance(!),
Richie Kamuca, Eddie Gomez, Elvin Jones, Karl Berger. Disco molto
citato ma difficile.
Lee Konitz Nonet (1977) Chiaroscuro
Una quasi orchestra con ottimi solisti(Jimmy Knepper, Ronnie Cuber), buoni arrangiamenti, assoli brillanti.
Consigliabile. .
Charlie Haden / Lee Konitz / Brad Mehldau - Alone Together (1997) Blue Notes
Un trio che
rompe le barriere generazionali per affrontare degli standard riletti
molto liberamente e con grande intelligenza. Un Lee 70enne tremendamente
in palla.
Richie Beirach / Lee Konitz / David Liebman - Knowing Lee (2010) Out Note Records
Altro trio a sorpresa con Lee all'alto che dialoga con Liebman al soprano e Beirach che accompagna con grande classe.
Disco top e Konitz a 83 anni è inventivo ed in forma più che mai!
Il musicista che ha creato uno spartiacque con un prima e un dopo Parker,che ha fatto urlare di gioia i suoi fans ed ha fatto rifiutareil nuovo jazz a molti vecchi appassionati.Uno dei solisti più imitati (e Sonny Stitt era quasi perfetto),una vita sregolata che ha fatto credere a molti sciocchiche bastasse drogarsi per essere bravi come lui.Ha cominciato cercando di suonare come Lester Younged ha creato il bebop.Con Gillespie ha formato una coppia esplosiva,altamente reattiva, in una gara a chi era più veloce,creativo, spumeggiante.Con un giovane Miles Davis ha invece colloquiato con più pacatezza.Da solo con la ritmica improvvisava delle nuove canzonisemplicemente usando i giri armonici di standard preesistenti.Molte incisioni non sono il massimo dell' hi-fi,ma sono un passaggio obbligato per tutti.
Yardbird Suite: The Ultimate Collection 1945-52 Un doppio cd esemplare
perchè copre tutte le fasi di Parker (Guild, Musicraft, Dial, Savoy,
Clef). Per chi vuole iniziare è ottimo. Col tempo potrebbe diventare,
come tutte le antologie, un doppione. La scelta dei brani è eccellente.
Legendary Dial Masters, Vols. 1 & 2 (1946-47) Jazz Classics
Le matrici Dial sono un passaggio obbligato per chiunque. Se non trovate questa versione, cercate le Stash o le Spotlight.
Confirmation: The Best of the Verve Years (1946-54)
Se non volete o non potete comprare l'integrale Verve di 10 cd, prendete questo doppio. E' ottimo.
Jazz at the Philharmonic (1946) Giants of Jazz
Uno dei bei
minestroni di Norman Granz, dove c'era di tutto un po'. Interessante non
per l'omogeneità di stile, quanto per verificare come erano avanti
Parker e Gillespie. Tra i tanti partecipanti, altri due giganti del sax:
Hawkins e Young.
Greatest Jazz Concert Ever (1953) Prestige-Carrere
Un grande incontro-scontro con Gillespie.
Ci sono anche Bud Powell, Mingus e Max Roach.
Passare alla storia come un grande,pur avendo quasi sempre suonato inun'orchestra d'altri, anche se era quella del Duca,vuol dire proprio essere bravi.E lui aveva una sonoritàcosì particolare, morbida eppure swingante.Anche quando sembrava molto vicino adessere sdolcinato, bastavano due battute delle sueper riequilibrare l'esecuzione, ridargli smalto senza perdere di leggerezza.
Caravan (1947-52) Fantasy
Una bella raccolta di lavori con Ellington o Strayhorn.
Used to Be Duke (1954) Verve
Ottimo disco con la propria orchestra. Vedete se riuscite a trovarlo.
Johnny Hodges with Billy Strayhorn and the Orchestra (1961) Verve
I solisti sono i soliti del Duca, ma con Strayhorn qualcosa cambia.
Brani scelti con cura, esecuzioni scintillanti. Cercatelo a tutti i costi.
Everybody Knows (1965) GRP-Impulse
Vale tutto quello detto sopra. Compresa la difficoltà a trovarlo.
Triple Play (1967) RCA Bluebird
Un altro bel cd di difficile reperimento.
In ogni caso potreste sempre ricorre a quelli incisi col Duca, se questi non si trovano.